CAMPIONATO DI CALCIO E COVID-19: LA RIPRESA DOPO LO STOP FORZATO. LE RAGIONI PER RICOMINCIARE

26/05/2020

In questi giorni si sta discutendo della possibile ripresa del campionato di calcio Serie A, a partire – probabilmente – dal prossimo 20 giugno 2020, e si stanno valutando le modalità di conclusione dello stesso (inclusi i possibili play-off e play-out). Dal 4 maggio i 20 club di Serie A sono tornati operativi con allenamenti individuali mentre dal 20 maggio sono ripresi gli allenamenti collettivi, nel pieno rispetto del protocollo della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio), da poco validato dal Comitato Tecnico Scientifico della protezione civile, il quale regola, fra le altre cose, le modalità di gestione di un’eventuale positività al Covid-19.

 

Come noto a tutti gli italiani, a seguito dell’emergenza Coronavirus il Campionato di Calcio è sospeso dalla 27° giornata, che avrebbe dovuto essere disputata il 13-14 marzo 2020 (la precedente giornata era stata disputata solo parzialmente). Infatti, il DCPM del 9 marzo 2020 ha sospeso (inizialmente sino al 3 aprile 2020) tutti gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati (ad eccezione di eventi organizzati da organismi sportivi internazionali, a porte chiuse). Il medesimo DPCM ha richiesto, per le associazioni e le società sportive, lo svolgimento di controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori.
La sospensione è stata quindi prolungata più volte con i successivi DPCM del 1° aprile 2020, del 10 aprile, del 26 aprile e, da ultimo, del 17 maggio, che ha prolungato la sospensione di tutti i campionati fino al 14 giugno 2020.
Ad oggi, la possibile ripresa è fissata per il 20 giugno 2020, ma la data deve ancora essere confermata e all’uopo è fissata una riunione il 28 maggio fra FIGC, Lega Calcio e il Ministro per le politiche giovanili e sport, Vincenzo Spadafora, il quale ha dichiarato che dovrà in quella sede decidersi “se e quando” ripartirà la stagione sportiva. Il termine di ripresa è determinante, considerando che la Uefa ha raccomandato la conclusione di tutti i tornei nazionali entro il 2 agosto 2020.

Il protocollo della FIGC
Il 19 maggio 2020 è finalmente stato validato dal Comitato tecnico scientifico della protezione civile il protocollo della FIGC per la ripresa in sicurezza degli allenamenti collettivi del calcio, il quale contiene le prescrizioni a cui le società sportive si devono adeguare per poter riprendere gli allenamenti.
Anzitutto le società dovranno suddividere la squadra in “gruppi squadra”, ciascuno formato da calciatori, allenatori, massaggiatori, fisioterapisti, magazzinieri e medici sociali. Non è più obbligatorio il ritiro blindato dei calciatori, a meno che non venga trovato nel gruppo squadra un soggetto positivo, il quale dovrà necessariamente essere posto in quarantena. Il gruppo squadra quindi verrà sottoposto a isolamento fiduciario in una struttura concordata e sottoposto a valutazione clinica (tamponi ogni 48 ore per due settimane). Nessun membro del gruppo potrà avere contatti esterni, ma tutti potranno continuare ad allenarsi.
Per quanto riguarda le modalità di allenamento, è consentito il lavoro di gruppo, comprese le partitelle di allenamento, che dovranno svolgersi il più possibile all’aperto: le sedute in palestra inizialmente dovranno infatti essere ridotte al minimo. Negli spogliatoi dovrà essere mantenuto un distanziamento di almeno 2 metri e non saranno consentite le docce negli impianti sportivi.
Il protocollo infine prevede una serie di misure specifiche anti-contagio:
• l’allenatore e lo staff tecnico dovranno indossare la mascherina e mantenere una distanza minima di 2 metri;
• i calciatori dovranno raggiungere gli impianti sportivi con mezzi propri e rispettando le misure anti-contagio;
• la società deve predisporre un termoscanner e un saturimetro all’ingresso del centro sportivo;
• saranno effettuati tamponi all’inizio delle attività collettive, da ripetersi ogni 4 giorni. Lo stesso per i test sierologici, da ripetersi ogni 14 giorni.
Allo stato, tutti i club stanno monitorando professionisti e staff con test e screening sul coronavirus. Le verifiche effettuate dopo la ripresa delle sedute individuali hanno avuto esiti negativi per quasi tutte le squadre, ad eccezione di 6 casi positivi per la Fiorentina, 2 per il Parma e 1 per il Torino (i soggetti come prescritto sono stati posti in isolamento). Le generalità dei giocatori non sono state comunicate, per motivi di privacy.
La FIGC è già al lavoro per predisporre il nuovo protocollo che regolerà lo svolgimento delle partite.
Alle misure previste dal protocollo potranno aggiungersi le indicazioni contenute nel vademecum del gruppo scientifico dei medici sportivi di Serie A, inviate ai club già agli inizi di marzo 2020, contenente le regole per evitare il contagio, fra cui non bere dalla stessa bottiglia, non mangiare nello spogliatoio, riporre oggetti e indumenti personali nelle proprie borse, buttare subito negli appositi contenitori i fazzolettini di carta o altri materiali usati come cerotti, bende, ecc., lavarsi accuratamente le mani il più spesso possibile, utilizzare particolari accortezze nell’utilizzo di servizi igienici comuni, favorire l’uso di dispenser automatici con soluzioni detergenti disinfettanti, sia negli spogliatoi, sia nei servizi igienici, non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate, tossire nel braccio, pulirsi la bocca e il naso con un fazzoletto, arieggiare tutti i locali il più spesso possibile, pulire tavoli, sedie, rubinetti, evitare premiazioni o altre forme di contatto con il pubblico, utilizzare un unico microfono nelle interviste da disinfettare ogni volta, evitare i tifosi.

Punti critici del Protocollo
1. Adempimenti dispendiosi: il protocollo è stato ritenuto molto dispendioso sia a livello logistico che a livello economico, e dunque potrebbe essere garantito con difficoltà da società di Serie B (mentre la Serie C e i dilettanti hanno già confermato lo stop definitivo dei rispettivi campionati);
2. Tamponi: il numero di tamponi richiesto, considerando la frequenza sopra descritta, è elevatissimo (si parla di decine di migliaia di tamponi). Il rischio è quindi che sia difficile poter in concreto effettuare tutti i test richiesti e ciò considerando che l’Associazione Italiana Calciatori (AIC) ha espressamente dichiarato di non voler usufruire di corsie preferenziali sui controlli medico-sanitari;
3. Rischio penale in caso di contagio: in caso di contagio dei calciatori e membri dello staff sussiste un concreto rischio che la società calcistica sia ritenuta responsabile civilmente e i suoi dirigenti siano considerati responsabili penalmente. Secondo il Decreto “Cura Italia”, infatti, il contagio da Covid-19 può essere considerato infortunio sul lavoro, e le società possono essere chiamate a rispondere se non dimostrano di aver adottato tutte le cautele previste dalla legge (e non del solo protocollo FIGC).

Le ragioni per ricominciare
Nello tsunami COVID-19 molti si sono posti la domanda se sia necessario o opportuno ricominciare con il calcio, considerati i rischi connessi alla pratica di sport di contatto. Eppure, le statistiche elaborate dall’Istituto Superiore della Sanità, a distanza da due mesi dall’inizio del contagio, dimostrano che i rischi per soggetti con età inferiore ai 60 anni sono molto bassi, in particolar modo quando questi non soffrano di alcuna patologia. Di contro, lo stop crea indubbiamente rilevanti problemi che sono economici, giuridici, sociali e psicologici. Partiamo da questi ultimi. L’attività sportiva è un diritto di tutti, in particolare per gli atleti che, privati della possibilità di esprimersi potrebbero risentire di danni notevoli, anche dovuti – per esempio – alla circostanza che le condizioni di salute e di performance potrebbero peggiorare, anche solo per il passare del tempo, e a maggior ragione in situazioni di inattività, al punto che in alcuni casi alcune carriere potrebbero essere definitivamente pregiudicate. Lo sport è poi anche un importante momento sociale; già il disputare partite a stadi vuoti indubbiamente provoca una compressione di questi momenti sociali. Proibirle del tutto significa andare oltre alla compressione, e pone forse un problema di equo bilanciamento degli interessi in gioco.
Vi sono poi le questioni economiche e giuridiche.
Secondo il “Report Calcio 2019”, pubblicato dalla FIGC e realizzato dall’Agenzia di ricerche e legislazione (Arel) e dalla società di consulenza PricewaterhouseCoopers (PwC), nel 2017-2018 il valore della produzione dei tre campionati professionistici italiani (Serie A, Serie B e Lega Pro) ha superato per la prima volta i 3,5 miliardi di euro (di cui 3 miliardi fanno capo al campionato di Serie A), in crescita del 6% rispetto all’anno precedente.
Secondo le più recenti stime della FIGC, a causa dell’emergenza coronavirus è già prevista una perdita di 424 milioni di euro nel 2020 (e di 593 milioni di euro nel 2021), oltre ad ulteriori 294 milioni di euro qualora si decidesse di ricominciare a giocare a porte chiuse. I danni potranno essere ancora maggiori nel caso in cui si decidesse di sospendere definitivamente la stagione, per un totale stimato a quasi 800 milioni di euro. Si tratta sicuramente di un danno ingente per un’industria che versa allo stato circa 1,3 miliardi di euro di contributi fiscali e previdenziali e paga 2 miliardi di euro di stipendi ai dipendenti. I rischi concreti sono il fallimento di molte società (addirittura il 30% di quelle di Serie C, secondo stime non ufficiali), un netto calo dell’occupazione e una generale disaffezione del pubblico.
Oltre ai danni economici sopra menzionati, la mancata ripresa del campionato potrebbe anche comportare severe sanzioni da parte della UEFA, la quale ha chiaramente comunicato alle 55 federazioni calcistiche ad essa affiliate che, in caso di mancata ripresa dei campionati al termine dell’emergenza Coronavirus, i club di tali campionati non saranno ammessi alle competizioni internazionali di Champions ed Europa League, e ciò in quanto la partecipazione alle coppe europee è determinata dai risultati sportivi ottenuti al termine di un’intera stagione.
In questo contesto va considerato che cosa potrebbe quindi significare dal punto di vista economico la chiusura degli stadi e lo stop definitivo del campionato. Le squadre avranno grossi problemi a mantenere un livello adeguato di liquidità e saranno probabilmente costrette a praticare tagli ai compensi dei calciatori (cosa che alcune squadre di Serie A hanno già cominciato a fare). I problemi si aggraveranno se le PayTv che hanno acquisito i diritti di trasmissione delle partite si dovessero trovare di fronte alla impossibilità di continuare nelle loro attività, a fronte di un numero rilevante di utenti che hanno stipulato contratti di abbonamento per la visione delle partite on demand.

Gli altri campionati europei
Alcuni campionati europei sono già stati dichiarati conclusi e in particolare la Ligue 1 (Francia), Eredivisie (Olanda), Jupiler Pro League (Belgio) E Scottish Premiership (Scozia).
Per quanto riguarda le altre nazioni, in Germania la Bundesliga è ripresa il 16 maggio, a porte chiuse. La Deutsche Fußball Liga (DFL) ha stabilito il limite massimo di 300 persone all’interno degli impianti sportivi ed ha concesso alle squadre l’opportunità di giocare una partita in un altro stadio con breve preavviso per motivi legali, organizzativi e/o di sicurezza e ciò considerando che l’emergenza Coronavirus potrebbe assumere contorni più rilevanti in determinate zone o regioni. La DFL, inoltre, sta anche valutando di aiutare concretamente le società garantendone la liquidità.
La Premiere League inglese sta valutando di riprendere a partire dal 12 giugno, sempre a porte chiuse e in campo neutro, mentre gli allenamenti a piccoli gruppi sono ripartiti il 21 maggio. Su richiesta delle forze dell’ordine saranno scelti gli stadi lontano dalle aree urbane.
Allenamenti ripresi il 18 maggio anche per la Liga spagnola, ma solo in gruppi da 10, con l’obiettivo di ricominciare a giocare dopo il 20 giugno. Restano da discutere i giorni in cui giocare (la proposta e di giocare tutti i giorni della settimana) e gli orari, considerando le temperature molto alte nei mesi estivi si propone di giocare anche alle ore 23 in alcune zone.
Infine, in Portogallo, la Primeira Liga ripartirà il 30 maggio, con partite a porte chiuse, giocatori e arbitri saranno testati il giorno stesso del match. La Serie B portoghese, invece, non riprenderà.

Conclusioni
Il Covid-19 è certamente una seria emergenza, che non può essere né minimizzata né trascurata. Tuttavia, dopo una prima fase di comprensibile sorpresa e confusione, appare ora necessario impegnarsi per un ritorno alla normalità quando l’analisi dei dati a disposizione, le risorse attingibili, e gli altri interessi in campo suggeriscano un bilanciamento ponderato. E’ chiaro che fermare tutto diminuisce o elimina i contagi. Ma a quale prezzo, economico, sociale e psicologico? Davvero non è possibile trovare un sistema che consenta la prosecuzione delle attività, ovviamente a fronte dell’accettazione di un certo livello di rischio? Del resto, questo è quanto la società normalmente applica in relazione a tutti i rischi connessi all’esercizio di qualunque attività, dal momento che nessuna di queste è scevra da rischi. Guidare l’automobile comporta un certo margine di rischio di incidente, anche mortale. Non per questo le automobili o guidare sono stati proibiti. Si auspica quindi che le medesime considerazioni valgano anche per l’emergenza COVID-19 e che dunque vi sia una ripresa del Campionato di Serie A entro giugno 2020, gestita con le opportune cautele, in modo che tutti i giocatori e i membri dello staff possano riprendere a svolgere il proprio lavoro, nel modo più sereno possibile, e rispettando le prescrizioni finalizzate a prevenire ulteriori contagi.
Del resto come disse il noto CT della nazionale, Arrigo Sacchi, per molti il calcio è la cosa più importante delle cose non importanti.

Margherita Stucchi