LGV CURA LA GUIDA DI CHAMBERS 2018 IN MERITO AL CONTENZIOSO BREVETTUALE IN ITALIA

05/06/2018

Gli avvocati Goglia, Thiem e Villa hanno collaborato alla redazione della Guida di Chambers and Partners 2018 in materia di Contenzioso brevettuale con riferimento all’esperienza italiana.

 

Chambers and Partners identifica e classifica i più importanti studi legali e avvocati in oltre 180 giurisdizioni in tutto il mondo. Quest’anno LGV Avvocati ha avuto l’onore di curare la parte relativa all’Italia della Guida di Chambers 2018 in merito al contenzioso brevettuale, essendo uno degli studi con maggior esperienza nel settore.

La guida è accessibile al seguente link:

https://practiceguides.chambersandpartners.com/practice-guides/comparison/342/1366/2938-2939-2940-2941-2942-2943-2944-2945-2946-2947


LEADERS LEAGUE 2018: LGV SI CLASSIFICA COME STUDIO LEGALE “LEADING” PER INTELLECTUAL PROPERTY e TMT.

22/05/2018

LGV si conferma come studio legale “leading” per il diritto d’autore, e ottiene il “ranking” nella categoria Technologies, internet & telecommunications.

 

La guida 2018 di Leaders League, società parigina che si occupa del rating degli studi professionali nei vari contesti nazionali, tiene conto dell’altissima qualità del servizio offerto dallo studio relativamente al diritto d’autore e TMT, nominando, per il secondo anno consecutivo, LGV quale studio legale “leading” nella categoria Intellectual Property. LGV ha anche ottenuto il ranking, sempre come “leading firm”, nella categoria TMT.

LGV, ancora una volta, ottiene un elevato posizionamento in una prestigiosa classifica di ranking legale, così confermando la presenza e l’influenza dello studio nel contesto internazionale e il suo ruolo di rilevanza in un mercato globale sempre più competitivo. Per i dettagli si rinvia a:  https://www.leadersleague.com/en/rankings/search?company=Lgv+Avvocati


ARMONIZZAZIONE AL GDPR: UN’ALTRA VIA

18/05/2018

Con la seconda bozza del decreto legislativo di armonizzazione al GDPR, il legislatore sconfessa in larga parte quanto aveva previsto nella versione precedente, abbandonando l’idea di una totale abrogazione del Codice della Privacy.

 

A pochi giorni dall’entrata in vigore del GDPR, prevista per il 25 maggio 2018, il decreto legislativo di armonizzazione non ha ancora assunto una forma definitiva, nonostante la sua approvazione debba avvenire entro il 21 maggio. È da poco pervenuta alla ragioneria generale dello Stato una seconda bozza del testo del decreto, caratterizzata da un contenuto che si discosta notevolmente da quello della precedente, risalente a marzo. Se quest’ultima prevedeva infatti un’abrogazione totale dell’attuale D.lgs. 196/2003, meglio noto come Codice della privacy, la nuova versione, che consta di 28 articoli, opta invece per una più delicata opera di abrogazione solo selettiva, arricchita da talune riformulazioni nonché da integrazioni dell’attuale testo.

Tra gli aspetti più significativi che differenziano la seconda bozza dalla prima, si segnala innanzitutto quello concernente l’art. 167 del Codice della Privacy, che sanziona penalmente il trattamento illecito dei dati personali. L’integrale depenalizzazione inizialmente pensata dal legislatore, che avrebbe portato anche all’abrogazione della norma in esame in un’ottica di sostituzione con sanzioni amministrative, è venuta meno nel nuovo testo, in base al quale, al contrario, non solo l’art. 167 rimarrebbe fermo, ma ad esso verrebbero aggiunte due ulteriori fattispecie, vale a dire la “Comunicazione e diffusione illecita di dati personali riferibili a un ingente e rilevante numero di persone” (art. 167bis), nonché la “Acquisizione fraudolenta di dati personali” (art. 167ter), punite rispettivamente con la reclusione da uno a sei anni e con la reclusione da uno a quattro anni.

Interessanti sono anche i profili relativi alla tutela dei soggetti infrasedicenni, poiché l’art. 2-quinquies della nuova bozza, coerentemente a quanto previsto dall’articolo 8 del GDPR, prevede che il trattamento dei dati personali del minore di età inferiore a sedici anni sia lecito a condizione che il consenso sia prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale.

Anche in tal senso la nuova bozza si allontana dalla precedente, nella quale si ipotizzava invece un abbassamento di tale limite all’età di quattordici anni.

Resta da vedere quali misure verranno in concreto adottate dai principali social network per verificare l’effettiva età dei loro utenti.

Il servizio di messaggistica Whatsapp, di proprietà di Facebook, si è per ora limitato a richiedere una sorta di autocertificazione. Infatti, in seguito all’ultimo aggiornamento dell’applicazione, prima di poter accedere alle proprie chat è necessario confermare di avere compiuto sedici anni. Si tratta con tutta evidenza di una misura sostanzialmente inutile, dal momento che per gli infrasedicenni sarà sufficiente mentire sulla propria età, senza essere sottoposti ad alcun ulteriore controllo in ordine alla veridicità di quanto dichiarato, per poter continuare ad utilizzare l’app esattamente come prima.

Peraltro, anche incrociando i dati di Whatsapp con quelli di Facebook, il problema non verrebbe risolto, ben potendo l’utente falsificare la propria data di nascita all’interno del social network. Da questo punto di vista, appare pertanto complicato prevedere quale tipo di verifica potrà essere eventualmente introdotto affinché l’adeguamento al GDPR possa acquisire un reale significato.

Nell’ipotesi in cui il minore di sedici anni dichiari invece la propria reale età, Facebook (così come Instagram, sempre di sua proprietà) ha previsto di richiedere l’inserimento dell’indirizzo email di un genitore, di modo che quest’ultimo possa prestare il consenso all’utilizzo del social da parte del figlio.


L’EUIPO RIFIUTA LA REGISTRAZIONE DEL MARCHIO EUROPEO “SUPREME” DI CHAPTER 4

10/05/2018

L’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale ha dichiarato inammissibile la domanda di registrazione di marchio europeo proposta da Chapter 4 per il marchio “Supreme”, a seguito del riesame, ritenendo il segno descrittivo, nonché privo di carattere distintivo.

 

L’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) ha deciso di esaminare nuovamente la domanda di registrazione del marchio europeo proposta da Chapter 4 per il marchio “Supreme” per abbigliamento, accessori, vendita al dettaglio e vendita online (classi 13, 25 e 35 della classificazione di Nizza). A determinare tale decisione dell’Ufficio sono state le osservazioni inviate da un terzo.

Nello specifico, nella procedura di riesame, il marchio Supreme è stato valutato come descrittivo, in quanto i consumatori di riferimento percepirebbero il segno come contenente informazioni del fatto che i prodotti e i servizi di cui Chapter 4 ha richiesto la registrazione (borse, articoli di abbigliamento, servizi di vendita al dettaglio per articoli di abbigliamento ecc.) sono di massima qualità. Di conseguenza, secondo l’EUIPO, i consumatori sarebbero tratti in inganno da tale segno, attribuendogli la capacità di fornire informazioni sulla qualità stessa dei prodotti e servizi in questione che, appunto, recano il marchio “Supreme”.

Inoltre, l’Ufficio ha sostenuto che avendo il marchio un chiaro carattere descrittivo, è per ciò stesso privo di carattere distintivo, e quindi incapace di svolgere la funzione essenziale del marchio (ovvero quella di distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre) ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, lettera b) RMUE. Infatti, a parere dell’EUIPO, il segno in questione sarebbe percepito dal pubblico di riferimento meramente come un messaggio promozionale elogiativo, atto ad indicare le caratteristiche di prodotti e servizi sui quali tale marchio è apposto, evidenziandone gli aspetti positivi, senza nulla indicare circa l’origine commerciale degli stessi. L’EUIPO poi si spinge sino ad affermare che benchè il segno per il quale Chapter 4 ha richiesto protezione contenga alcuni elementi che gli conferiscono un certo grado di stilizzazione (consistenti in caratteri bianchi alquanto comuni e perfettamente leggibili, su sfondo rosso rettangolare), la natura di tali elementi è così trascurabile da non dotare di carattere distintivo il marchio nel suo insieme.

Con comunicazione del 25 aprile 2018 l’EUIPO ha dunque rifiutato la domanda di registrazione del marchio europeo presentata da Chapter 4 del marchio Supreme, dichiarandone l’inammissibilità e motivando il proprio rigetto sulla base dell’articolo 7, paragrafo 1, lettere b) e c) dell’articolo 7, paragrafo 2 RMUE. Chapter 4, tuttavia, potrà presentare eventuali osservazioni sulle obiezioni sollevate dall’EUIPO entro il termine di due mesi dalla notifica della comunicazione resa in data 25 aprile 2018; qualora eventuali osservazioni non verranno proposte entro il detto termine la domanda sarà respinta.


LEGATI ALL’UE – IL REGNO UNITO RATIFICA L’ACCORDO SUL TRIBUNALE UNIFICATO DEI BREVETTI (TUB)

04/05/2018

Il Regno Unito ha ratificato l’accordo relativo alla Corte Unificata dei Brevetti che crea una corte sovranazionale competente per le controversie in materia di brevetti tra gli Stati contraenti. La ratifica dimostra la volontà del governo britannico di continuare ad impregnarsi con l’attività di regolamentazione europea nel post Brexit

 

Il 26 aprile 2018 il governo britannico ha confermato che il Regno Unito ha ratificato l’accordo TUB, il trattato internazionale che prevede la creazione di un nuovo quadro di applicazione giudiziaria per la risoluzione delle controversie relative ai brevetti unitari e sui brevetti europei per i quali non è stata esercitata la rinuncia all’applicazione del Trattato.

La ratifica del Regno Unito era prevista già nel novembre 2016, ma la decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea ha sollevato dubbi sul fatto che la Gran Bretagna avrebbe ratificato il trattato o utilizzato il suo potenziale ritiro dal TUB come moneta di scambio nei negoziati Brexit.

Nella sua dichiarazione, il governo ha confermato che la partecipazione del Regno Unito al nuovo sistema TUB dopo Brexit resta incerta, nonostante la ratifica dell’accordo. L’accordo TUB prevede attualmente che i Paesi che partecipano al nuovo brevetto unitario e al nuovo sistema TUB siano membri dell’UE.

Affinché il nuovo sistema TUB entri in vigore, almeno 13 paesi dell’Unione, tra cui i tre con il maggior numero di brevetti europei – Germania, Francia e Regno Unito – devono adottare una legislazione nazionale per ratificare l’accordo TUB. La Francia e il Regno Unito lo hanno fatto, insieme ad altri 14 paesi.

Ora che il Regno Unito ha ratificato il trattato, rimane però un ostacolo prima che esso possa entrare in vigore, dal momento che la ratifica tedesca è stata bloccata da un ricorso contro il TUB pendente davanti a BVerfG.