LOCAZIONI COMMERCIALI: ILLEGITTIMO IL RECESSO SE IL CONDUTTORE NON HA DATO LA DISDETTA

06/09/2017

In tema di recesso anticipato del conduttore dal contratto di locazione commerciale, laddove i gravi motivi sopravvenuti dedotti dal conduttore si siano verificati prima della scadenza del termine per dare l’utile disdetta alla scadenza naturale del contratto e il conduttore non l’abbia data, tale condotta, interpretata secondo il principio di buona fede, va intesa come rinuncia a far valere in futuro l’incidenza di tali motivi sul sinallagma contrattuale. Si dovrà quindi presumere la non gravità di tali motivi, poiché altrimenti sarebbe stato ragionevole utilizzare il mezzo più rapido per la cessazione del rapporto.

 

La questione prospettata alla Corte verteva sulla possibilità o meno per il conduttore di un immobile ad uso commerciale di addurre, quale grave motivo legittimante il recesso ai sensi della L. n. 392 del 1978, art. 27, un fatto verificatosi anteriormente all’ultimo rinnovo tacito del contratto. Al quesito – che presenta caratteri di novità, in quanto non risulta che una simile questione sia stata finora vagliata dalla Corte di Cassazione – deve darsi risposta negativa.

La Corte ha, per un verso, confermato un proprio consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui i gravi motivi che giustificano il recesso del conduttore dal contratto di locazione devono essere obiettivi, determinati da fatti estranei alla sua volontà, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto e, per altro verso, introdotto un nuovo principio secondo cui quando i gravi motivi sopravvenuti dedotti dal conduttore si sono verificati prima della scadenza del termine per dare l’utile disdetta alla scadenza naturale del contratto e il conduttore non l’abbia data, tale condotta, interpretata secondo il principio di buona fede, va intesa come rinuncia a far valere in futuro l’incidenza di tali motivi sul sinallagma contrattuale. Di tali motivi si potrà quindi presumere la non gravità, poiché altrimenti sarebbe stato ragionevole utilizzare il mezzo più rapido per la cessazione del rapporto (i.e. la disdetta). A parere della Corte, se le parti lasciano che il contratto si rinnovi, tale rinnovazione implica una tacita valutazione di convenienza alla prosecuzione del rapporto nonostante i fattori sopravvenuti, che dunque non potranno più, in un secondo momento, essere indicati dal conduttore a giustificazione del recesso anticipato.


L’AUTORITÀ BANCARIA EUROPEA (“EBA”) RENDE NOTE LE PROPRIE RACCOMANDAZIONI SULL’UTILIZZO DEI SERVIZI DI CLOUD OUTSOURCING DA PARTE DI ISTITUTI FINANZIARI

10/08/2017

Il documento di consultazione rientra nel progetto di definizione di un chiaro e prudente quadro regolatore in materia di outsourcing applicabile agli enti creditizi europei. In particolare, l’EBA si propone di adottare delle raccomandazioni che diano piena attuazione alle linee guida CEBS (“Committee of European Banking Supervisors”) sull’outsourcing del 14 dicembre 2006 (consultabili al seguente link https://www.eba.europa.eu/documents/10180/104404/GL02OutsourcingGuidelines.pdf.pdf).

 

Questi i principali contenuti delle Raccomandazioni EBA:

  • Sicurezza dei dati: gli istituti finanziari, prima di procedere al cloud outsourcing, sono chiamati a compiere una completa valutazione dei possibili rischi, a garanzia della tutela della riservatezza delle informazioni trattate;
  • Localizzazione e trattamento dati: gli istituti finanziari dovrebbero rendere edotte delle attività di outsourcing le autorità governative del Paese in cui il servizio deve essere svolto, proponendo – se opportuno – una revisione della legislazione in materia privacy. Particolare attenzione deve essere prestata laddove il servizio di outsourcing riguardi Paesi extracomunitari;
  • Audit: gli istituti finanziari dovrebbero introdurre sistemi che garantiscano il loro accesso – e quello delle singole autorità governative – nei locali in cui si svolge l’attività di cloud outsourcing, con possibilità di analizzare e verificare i sistemi e gli strumenti utilizzati per l’esercizio di tali attività;
  • Catene di fornitori: nelle ipotesi di subappalto delle attività di outsourcing, anche il soggetto subappaltatore è tenuto a rispettare le cautele e le raccomandazioni sopra descritte;
  • Strategie di uscita: gli istituti finanziari devono prevedere dei piani di emergenza e di uscita completi e ben strutturati e fare in modo che i fornitori di servizi di cloud outsourcing effettuino un ordinato trasferimento del servizio, così da assicurare la continuità del servizio.


L’AUTORITÀ ANTITRUST PRENDE POSIZIONE SULL’INFLUENCER MARKETING

26/07/2017

Con un comunicato stampa rilasciato lo scorso 24 luglio il Garante Antitrust ha informato di aver inviato alcune lettere di moral suasion ad alcuni operatori attivi nella sponsorizzazione di brand on line mediante la tecnica dell’influencer marketing, invitandoli a conformarsi alle prescrizioni del Codice del Consumo.

 

L’Autorità Antitrust dichiara di aver svolto alcune indagini in merito all’attività di sponsorizzazione di prodotti definita influencer marketing.

La pratica commerciale richiamata consiste nella pubblicazione da parte di personaggi di riferimento del mondo on line seguiti da numerosi follower (detti blogger o influencer) di immagini relative a prodotti riconducibili ad un determinato brand sui propri blog, vlog e social media (come Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat, MySpace, ecc…) senza che però venga manifestata la natura pubblicitaria della comunicazione, così che i follower vengono indotti a recepire quella che di fatto è una vera e propria forma di sponsorizzazione di un prodotto come un consiglio derivante dall’esperienza privata e personale dell’influencer.

Il primo passo svolto dall’Autorità Antitrust sembra essere quello di indurre spontaneamente sia gli influencer che le società titolari dei marchi sponsorizzati a fornire adeguate informazioni al momento della pubblicazione dei contenuti sui social media, idonei a rivelare la natura commerciale della comunicazione (sussistente sia nel caso in cui il product placement sia eseguito dietro compenso che a fronte della fornitura gratuita di prodotti).

La richiesta svolta con le lettere di moral suasion è quella di adeguarsi alle disposizioni generali previste dal Codice del Consumo, secondo cui la pubblicità deve essere riconoscibile come tale affinché l’intento commerciale della comunicazione sia chiaramente percepibile dal consumatore. Il Garante ha dichiarato che nel caso dell’influencer marketing l’evidente finalità promozionale dovrà essere manifestata attraverso l’inserimento di specifiche avvertenze che, in linea con le modalità di comunicazione proprie dei social network, possono per esempio consistere nell’utilizzo di appositi hashtag quali #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento e #fornitoda seguito dal nome del relativo brand sponsorizzato.


LA DEFINIZIONE DELLA CONTROVERSIA DA PARTE DI UN GIUDICE STRANIERO NON PRECLUDE L’ESPERIMENTO DEL REGOLAMENTO PREVENTIVO DI GIURISDIZIONE

18/07/2017

Così si sono espresse le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con ordinanza del 23 maggio 2017, resa a seguito del ricorso per regolamento di giurisdizione promosso da una società di diritto coreano, in pendenza di un giudizio di fronte al Tribunale di Nocera Inferiore volto all’accertamento di pretese violazioni contrattuali.

 

La ricorrente, in particolare, ha domandato ai giudici di legittimità l’accertamento e la dichiarazione del difetto di giurisdizione del giudice italiano, per effetto della clausola compromissoria inserita nel contratto azionato dalla controparte e che devolveva alla Camera Arbitrale di Seoul il potere di risolvere qualsiasi controversia derivante da, relativa a e/o collegata al contratto medesimo. Tale clausola era stata peraltro precedentemente azionata dalla ricorrente in merito alla medesima vicenda successivamente portata all’attenzione dei giudici di Nocera Inferiore e la questione è stata risolta dagli arbitri coreani con lodo emesso in data 16 maggio 2016.

Con la decisione in commento la Corte di Cassazione, nel dichiarare il difetto di giurisdizione del giudice italiano, ha confermato la tesi sostenuta dalla ricorrente ed ha precisato che non osta alla proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione l’avvenuta pronuncia del lodo da parte degli arbitri coreani, atteso che la preclusione alla proposizione del rimedio di cui all’art. 41, comma 1, c.p.c., vale solo in presenza di una sentenza emessa dal giudice italiano, mentre non opera in ipotesi di sentenza pronunciata dal giudice straniero, la quale piuttosto fa scattare meccanismi di raccordo affidati ad altri istituti.


IMPORTANTE INTERVENTO NORMATIVO IN TEMA DI INVENZIONI DEL LAVORATORE AUTONOMO

13/07/2017

Lo scorso 14 giugno è entrata in vigore la Legge 22 maggio 2017, n. 81 (cd. Jobs Act per i lavoratori autonomi) contenente alcune misure per quanto concerne il tema delle invenzioni del lavoratore autonomo, prevedendo in particolare in capo allo stesso tutti i diritti relativi ad invenzioni e apporti creativi, salvo che l’attività inventiva sia oggetto del contratto di lavoro e sia a tale scopo compensata.

 

In particolare, l’intervento normativo di rilievo sotto il profilo del più volte dibattuto tema della titolarità dei diritti dell’invenzione del lavoratore autonomo è rappresentato dall’art. 4 della citata legge secondo cui: “Salvo il caso in cui l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto di lavoro e a tale scopo compensata, i diritti di utilizzazione economica relativi ad apporti originali e a invenzioni realizzate nell’esecuzione del contratto stesso spettano al lavoratore autonomo, secondo le disposizioni di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633, e al codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30”.

Mediante tale articolo vengono dunque recepiti i principi già consolidati in giurisprudenza e dottrina secondo cui il lavoratore autonomo acquisisce tutti i diritti relativi all’invenzione, salvo che vi sia un accordo di lavoro con il committente avente ad oggetto proprio tale attività inventiva ed uno specifico compenso per la medesima.

La modifica legislativa in questione chiarisce quindi la differenza delle norme in materia di contratto di lavoro autonomo rispetto a quelle previste per il lavoratore subordinato, dove è invece il datore di lavoro ad acquisire tutti i diritti relativi all’invenzione del dipendente, salvo patto contrario. Mentre nel caso del lavoratore subordinato le norme del c.p.i. e l.d.a. applicano i principi generali del diritto del lavoro e prendono in considerazione quale titolare dei diritti la figura del datore del lavoro, con conseguente sua acquisizione di tutte le facoltà relative all’invenzione stessa, nel caso del lavoratore autonomo è il contrario: i diritti afferenti le creazioni del lavoratore autonomo saranno di sua titolarità, salvo che il committente si sia preoccupato di disciplinare e retribuire l’acquisizione dei diritti sull’invenzione.

Si comprende dunque come, nel caso del lavoratore autonomo, il testo contrattuale divenga per il committente unica fonte di acquisizione dei diritti e come sia di essenziale importanza un’attenta redazione dello stesso. Tale necessità non esiste invece qualora l’invenzione venga portata a termine dal lavoratore subordinato poiché è la medesima legge a prescrivere tutto ciò che spetta al datore di lavoro, a condizione che le mansioni inventive siano recepite nel contratto.

Vi è poi un ulteriore tema interpretativo rappresentato dall’espressione “apporti originali” presente nell’articolo in esame. Tale espressione appare a prima vista generica e imprecisa. Invero l’espressione “apporti originali” sembra essere stata volutamente scelta dal legislatore allo scopo di ricomprendere in maniera non selettiva tutte le opere originali protette dalle norme in materia di proprietà intellettuale. L’uso tuttavia di una espressione generica e atecnica rende complesso determinare se il legislatore abbia inteso limitare la novella alle invenzioni e alle creazioni originali a questa assimilabili, o se abbia invece voluto intercettare anche beni diversi dalle invenzioni, come per esempio diritti non titolari (know-how, diritto d’autore, etc.). Ad una prima lettura della norma sembrerebbe sostenibile che la norma possa includere anche opere diverse dalle invenzioni, a condizione che vi sia l’originalità dell’apporto del lavoratore autonomo.